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Monday, January 14, 2008

 

E x c e r p t a

da Letture natalizie ... e altre !




Parole e frasi (per te) più significative, che ti hanno dato un'emozione o uno spunto di riflessione, da condividere con gli altri nel Blog.


Inserisci nei "Comments" le espressioni scelte (con indicazione dell'autore e del libro da cui sono tratte).

Se vuoi, aggiungi anche un breve commento.


Comments:
Ecco alcune citazioni da “Il Ritratto di Dorian Gray” che mi hanno particolarmente colpito ed emozionato: sono frasi da meditare attentamente per poter essere comprese in tutta la loro essenza.

“Rivelare l'arte e celare l'artista è il fine dell'arte”
“La critica, quella più alta come quella più meschina, sono una sorta di autobiografia”
“Il vizio e la virtù sono per l'artista materiale d'arte”
“Tutta l'arte è perfettamente inutile.”
“Ci sono due specie di donne: quelle naturali e quelle dipinte. Le prime sono utilissime se vuoi farti una reputazione come persona seria, facendoti vedere a cena insieme a loro. Le altre sono interessanti, ma sbagliano, perché si dipingono per sembrar più giovani.”
“Il bello della preghiera è quello poter essere ascoltati.”
“DIALOGO: -Io ti offro le verità di domani. -Preferisco gli errori di oggi. -Mi disarmi. -Dello scudo, non della spada. -io non combatto mai con la bellezza. -E' un errore, dai troppa importanza alla bellezza. -Come puoi dirlo? E' preferibile, a parer mio, essere belli e buoni, ma è ancor meglio essere buoni che brutti. -Allora la bruttezza è uno dei sette peccati mortali? -La bruttezza è una delle sette virtù mortali”
“DIALOGO: -Credo nella razza. -E' quello che sopravvive della forza. -Ha uno sviluppo. -M'interessa più della decadenza. -E l'arte? -E' una malattia. -L'amore? -Un'illusione. -Sei uno scettico. -No, assolutamente. -Che cosa sei allora? -Definire è limitare. -Dammi un filo da seguire. -I fili si spezzano, e potresti smarrirti nel labirinto.
 
LA FATTORIA DEGLI ANIMALI (George Orwell)
Alcune citazioni semplici come il romanzo, ma pungenti e allusive come la favola.
N.B. Forse alcune saranno poco chiare per chi non ha letto il libro o la recenzione!

I maiali non lavoravano, ma dirigevano e sorvegliavano gli altri. Con la loro cultura superiore era naturale che assumessero la direzione della comunità.

Tutti gli animali sono compagni.

I maiali con il loro ingegno e Gondrano (il cavallo) con i suoi possenti muscoli venivano a capo di tutto.

Benjamin l’asino diceva: “Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha visto mai un asino morto.”

Erano sempre i maiali che esponevano i progetti. Gli altri animali capivano come dare il voto, ma non riuscivano a concepire alcun progetto.

Il mistero di dove andava a finire il latte fu presto svelato. Esso veniva ogni giorno mescolato nel mangime dei porci.

Gli animali ascoltavano prima Napoleon, poi Palla di Neve e non sapevano decidere chi dei due avesse ragione. In realtà si trovavano sempre d’accordo con quello che parlava al momento.

Palla di Neve aveva studiato un vecchio libro sulle campagne di Giulio Cesare.

…e i viveri erano anche più scarsi. Ancora una volta vennero ridotte tutte le razioni, eccetto quelle dei maiali e dei cani.

Le razioni, ridotte in dicembre, vennero ulteriormente ridotte in febbraio e furono vietate le lanterne nelle stalle per risparmiare olio. Ma i maiali parevano passarsela abbastanza bene e infatti ingrassavano.

La fattoria era ora più prospera e meglio organizzata. (…) Sembrava insomma che la fattoria fosse diventata in realtà più ricca, senza per questo far più ricchi gli animali, salvo naturalmente i maiali e i cani.

Il vecchio Benjamin diceva che le cose non erano mai state, né mai sarebbero state, né molto meglio né molto peggio: la fame, la fatica, la delusione essendo, così egli diceva, la inalterabile legge della vita.

Tutti gli animali sono eguali ma alcuni animali sono più eguali degli altri.

Il sig. Pilkington disse: “se voi avete i vostri animali inferiori contro cui lottare, noi abbiamo le nostre classi inferiori”.

Che cosa c’era di mutato nel viso dei porci? Alcuni avevano cinque menti, altri quattro, altri tre. Ma che cos’era che sembrava dissolversi e trasformarsi?
Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.


(Fabio Mancini)
 
Le Affinità Elettive di Goethe
Inserisco qui le citazioni più significative che mi hanno indotto a riflettere e a meditare un po’…

“Le compagnie più piacevoli sono quelle, nelle quali regna, tra i componenti, un sereno rispetto reciproco”;
“Nel caso dell’artista come in quello dell’artigiano, si vede in modo chiarissimo che l’uomo meno di tutto riesce a possedere ciò che gli appartiene più strettamente. Le sue opere lo lasciano, come gli uccelli il nido in cui furono covati.”;
“Quali difetti è lecito conservare, anzi coltivare in noi? Quelli che lusingano il nostro prossimo, piuttosto che ferirlo.”;
“Le grandi passioni sono malattie senza speranza. Ciò che potrebbe guarirle, è proprio ciò che le rende pericolose.”;
“Ciò che chiamiamo correttezza e buona educazione, serve ad ottenere quanto, diversamente, è da ottenersi solo con la forza, o magari neppure con essa.”;
“La confidenza che subentra al rispetto, è sempre ridicola.”;
“Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la sua immagine.”;
“Non siamo mai tanto lontani dai nostri desideri, come quando c’immaginiamo di possedere la cosa desiderata.”;
“Nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo. Basta che uno si dichiari libero, e subito avverte la costrizione. Se osa riconoscere la costrizione, ecco che si sente libero.”;
“Per sfuggire al mondo, non c’è mezzo più sicuro dell’arte; e niente è meglio dell’arte, per tenersi in contatto con il mondo. Persino nel momento della più grande felicità o del più grande dolore, abbiamo bisogno dell’artista.”;
“L’arte si occupa del difficile e del buono. Veder tratto il difficile con facilità, ci dà il senso dell’impossibile.”;
“Seminare non è faticoso come raccogliere.”;
“Ma l’uomo è più alto parecchi gradini di quegli elementi, e se ora ha un po’ largheggiato con queste belle parole "scelta e affinità elettiva", farà anche bene a tornare in se stesso e a meditare sul valore di simili espressioni.”;
“Le difficoltà aumentano via via che s’avvicina la meta.”;
“Decise di morire, per punire l’indifferenza di chi aveva odiato e amava ora con tanta passione; per congiungersi in eterno, posto che doveva possederlo, almeno con la sua memoria, i suoi rimorsi.”;
“Uno vicino all’altra, riposano insieme gli amanti. Aleggia pace sulle loro tombe, e dalla volta li guardano figure d’angeli serene, d’arcana affinità.”;
“Una vita senza amore, senza vicino la persona cara, è come una "commèdie à tiroir", una mediocre commedia con tanti scomparti.”;
“Bisogna sempre ricominciare dal principio, e si potrebbe finire ad ogni momento.”

Spero di aver incuriosito i lettori e che le mie citazioni, anche se le più semplici, abbiano invogliato qualcuno a leggere il libro che consiglio caldamente.
Eleonora S.
 
Frasi tratte da “L’ educazione sentimentale”

Il giovane sentiva i suoi sguardi penetrargli nell’anima, come intensi raggi di sole che squarciano gli abissi.

L’ amava senza secondi fini, senza speranza di reciprocità, assolutamente; e, in quei muti trasporti, simili a slanci di riconoscenza, avrebbe voluto ricoprirle la fronte con una pioggia di baci…

Malediceva la sorte, avrebbe voluto picchiare qualcuno; e, per aggravare la sua disperazione, sentiva incombere su di lui il fardello dell’ oltraggio, del disonore…

Ci si potrebbe servire di una lingua morta ad esempio il latino modificato… (sarebbe a nostro vantaggio lo stiamo studiando!)

Le residenze reali hanno in sé una particolare malinconia […] con la sua vecchiaia la fugacità delle dinastie,l’ eterna miseria del tutto; e quell’ esalazione dei secoli, torpida e funebre come un profumo di mummia, viene sentita da tutti anche dalle menti semplici…

Frecce di luce bianca trapassavano le felci…

In piedi, uno accanto all’ altra, su qualche sporgenza del terreno, si sentivano, fiutando il vento, invadere l’anima dall’ orgoglio di una vita più libera,assieme a un’ esplosione di forze, a una gioia senza motivo.

Le rocce si moltiplicavano e finivano coll’ invadere tutto il paesaggio, cubiche come case, piatte come lastre, puntellandosi,sovrastandosi, confondendosi, come rovine irriconoscibili e mostruose di una città scomparsa…

La miseria magari avrebbe centuplicato le sue forze…
Intanto le dolcezze del focolare lo corrompevano…


Via via che il suo sangue gli pulsava più forte nelle arterie, un desiderio furioso di azione si impadroniva di lui…


Ereditava!
Come se fosse scoppiato un incendio dietro la parete, saltò dal letto, in camicia, a piedi nudi: si stropicciò le guance, dubitando dei propri occhi; credeva di sognare ancora e, per assicurarsi della realtà, spalancò la finestra…

“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” secondo Calvino… e secondo me Educazione Sentimentale è un vero classico del realismo… ma solo leggendolo possiamo renderlo tale… Martina P.
 
Frasi tratte da "Sogno di una notte di mezza estate" di Williamo Shakespeare.
-Atto I,scena I: "Ahimè! per quanto ho udito da leggende,e per quanto ho imparato dalle storie,mai vero amore s'ebbe agevol corso;".
-Atto I,scena I:"E allorquando la scelta fu adeguata,o guerra,o morte,o infermità si posero sempre ad assedio dell'amore".
-Atto III,scena II:"Quando incalza l'amore perchè sostare?"
-Atto III,scena II:" Insim crescemmo,come ciliegia duplice, divisa solo in sembianza,gemina unità".
-Atto V,scena I:"Non infligga mai Natura alla loro progenitura labbro fesso,cicatrice,turpe segno che infelice render possa uman destino".
Granati Gemma
 
Citazioni tratte dal libro "il vecchio e il mare" di hernest Hemingway

“non hai ucciso il pesce soltanto per vivere e per venderlo come cibo. L’hai ucciso per orgoglio e perché sei un pescatore. Gli volevi bene da vivo e gli hai voluto bene dopo. Se gli si vuol bene non è un peccato ucciderlo. O lo è ancora di più?”


“- ma l’uomo non è fatto per la sconfitta- disse- l’uomo può essere ucciso ma non sconfitto”


“mi stai uccidendo, pesce, pensò il vecchio. Ma hai tutto il diritto di farlo. Non ho mai visto nulla di grande e bello e calmo come te, fratello. Vieni ad uccidermi”



“è una fortuna che non dobbiamo cercare di uccidere il sole o la luna o le stelle. Basta già vivere sul mare e uccidere i nostri veri fratelli”



(il mare)” Ma il vecchio lo pensava al femminile e come qualcosa che concedeva e rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle.
La luna lo fa reagire come una donna, pensò”
 
Citazioni da "Il Ritratto di Dorian Gray".

Dalla prefazione del libro, scritta dallo stesso Wilde:
"Non esistono libri morali ed immorali.
I libri sono scritti bene o sono scritti male. Ecco tutto."

***

"L'omicidio è sempre un errore: non si deve mai fare niente di cui non si possa parlare dopo una cena."

"Mi piacciono gli uomini che hanno un futuro e le donne che hanno un passato."

"Basil,mio caro ragazzo,mette tutto quello che c'è di incatevole in lui nella sua opera. La conseguenza è che non ha lasciato nulla per la vita se non i suoi pregiudizi, i suoi principi ed il suo senso comune. Gli unici artisti della personalità simpatica che abbia mai conosciuto sono cattivi artisti. I buoni artisti esistono semplicemente in ciò che creano e conseguentemente non hanno nulla di interessante in ciò che sono. Un grande poeta, un poeta veramente grande,è la meno poetica di tutte le creature. Invece i poeti minori sono assolutamente affascinanti. Quanto più brutti sono i loro versi, tanto più pittoresca è la loro persona. Il semplice fatto di aver pubblicato un libro di sonetti scadenti rende un uomo completamente irresistibile. Egli vive la poesia che non sa scrivere. Gli altri artisti scrivono la poesia che non hanno il coraggio di realizzare."


Ci sarebbero molte altre citazioni da fare, ma, sperando che voi leggiate il libro, preferisco fermarmi qui :)
 
LAVORO DI ALESSANDRO MATI!!!!!!(ho dei problemi con la password!)

Citazioni che mi hanno particolarmente colpito tratte da”Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway

Ma nessuna di queste cicatrici era fresca. Erano tutte antiche come erosioni di un deserto senza pesci. Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.

Pensava al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano (…) Il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.

Nessuno dovrebbe restar solo da vecchio pensò. Ma è inevitabile.

Forse non dovrei fare il pescatore. Ma è per questo che sono nato.

Vorrei poter dar da mangiare al pesce, pensò. E’ mio fratello. Ma devo ucciderlo e mantenermi forte per farlo.

“Però lo ucciderò” disse. In tutta al sua grandezza ed il suo splendore” . Anche se è ingiusto, pensò. Ma gli farò vedere cosa sa fare un uomo e che cosa sopporta un uomo.

Ma è una fortuna che non dobbiamo cercar di uccidere il sole o la luna o le stelle. Basta già vivere sul mare e uccidere i nostri veri fratelli.

Poi incominciò a sognare la lunga spiaggia gialla e vide il primo leone giungervi sul fare del buio(…)e aspettava di vedere se sarebbero arrivati altri leoni ed era felice.

Mi stai uccidendo, pesce, pensò il vecchio. Ma hai il diritto di farlo. Non ho mai visto nulla di grande e bello e calmo e nobile come te, fratello. Vieni ad uccidermi.

Ho vinto io soltanto con l’inganno e lui non voleva farmi del male.

“Ma l’uomo non è fatto per la sconfitta” disse. L’uomo può essere ucciso,ma non sconfitto”

E’ stupido non sperare,pensò. E credo che sia peccato.

“Sei stanco, vecchio” disse. “Sei stanco dentro”

Congiunse le mani e si tastò le palme. Non erano morte e gli bastava aprirle e chiuderle per resuscitare il dolore della vita.

Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.
 
Alcune citazioni da alcuni dei miei libri preferiti...credo che si commentino da sole!!!

Voi che siete sicuri nelle vostre case
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
i vostri nati torgano il viso da voi.
Primo Levi, Se questo è un uomo

Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche un’infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza e, nell’altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite ad ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.
Sono stati proprio i disagi, le percosse, il freddo, la sete, che ci hanno tenuti a galla sul vuoto di una disperazione senza fondo, durante il viaggio e dopo. Non già la volontà di vivere, ne una cosciente rassegnazione: ché pochi sono gli uomini capaci di questo, e noi non eravamo che un comune campione di umanità.
Primo Levi, Se questo è un uomo

Ma già al navi stavano scomparendo all’orizzonte e io rimasi qui, in questo nostro mondo pieno di responsabilità e di fuochi fatui.

Non c’è notte di luna in cui negli animi malvagi le idee perverse non si aggroviglino come nidiate di serpenti, e in cui gli animi caritatevoli non sboccino gigli di rinuncia e dedizione. Così tra i dirupi di Terralba le due metà di Menandro vagavano tormentate da rovelli opposti.

Italo Calvino, Il visconte dimezzato

Il lavoro ci tiene lontani da tre grandi mali: la noia, il vizio e la miseria.

Lavoriamo senza ragionare; è l’unico modo di rendere la vita tollerabile.

Voltaire, Candido

Dicono alcuni che finirà nel fuoco
il mondo, altri nel ghiaccio.
Del desiderio ho gustato quel poco
che mi fa scegliere il fuoco.
Ma se dovesse due volte finire,
so pure che cosa è odiare,
e per la distruzione posso dire
che anche il ghiaccio è terribile
e può bastare.
Robert Frost, Fuoco e ghiaccio

M dall’albero della conoscenza e del male tu non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti.
Genesi , 2,17

Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo
e il fuoco,
che si consumano al primo bacio.
Romeo e Giulietta, atto II, scena VI

Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti.
Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte

Non chiedere, o Leuconoe, (è illecito saperlo) qual fine
abbiano a te e a me assegnato gli dei,
e non scrutare gli oroscopi babilonesi. Quant’è meglio accettare
quel che sarà! Ti abbia assegnato Giove molti inverni,
oppure ultimo quello che ora affatica il mare Tirreno
contro gli scogli, sii saggia, filtra vini, tronca
lunghe speranza per la vita breve. Parliamo, e intanto fugge l’astioso
tempo. Afferra l’oggi, credi al domani quanto meno puoi.
Orazio, Odi

LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA

Noi ci incontreremo nel luogo dove non c’è più tenebra.

Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli…a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto:
Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bispensiero…tanti saluti!

La pallottola attesa tanto a lungo stava entrandogli nel cervello. Guardò su, alla faccia enorme. Gli ci erano voluti quarant’anni per imparare che specie di sorriso era nascosto sotto quei baffi neri. oh, che equivoco crudele, e inutile! Oh, quale indocile esilio volontario da quell’affettuoso seno! Due lacrime puzzolenti di gin gli sgocciolavano ai lati del naso. Ma ogni cosa era a post, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Amava il Grande Fratello.
George Orwell, 1984

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al mattino come al meriggio ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarethe
i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba
nell’aria chi vi giace non sta stretto

Egli grida puntate piu' fondo nel cuore della terra e voialtri cantate e suonate
egli trae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate piu' a fondo le zappe e voi ancora suonate
perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarethe
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi
Egli grida suonate piu' dolce la morte la morte e' un Mastro di Germania
grida cavate ai violini suono piu' oscuro così andrete come fumo nell’aria
così avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto

Negro latte dell'alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte e' un Mastro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte e' un Mastro di Germania il suo occhio e' azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarethe
egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte e' un Mastro di Germania

i tuoi capelli d’oro Margarethe
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Paul Celan, Fuga della morte

"Nella casa dove sono rimasta, il silenzio mi sorprende col suo senso
mutato: sommessamente si avanza in un corteo di ombre luminose;
sommessamente m'invade con una voce che scioglie i misteri di antichi fonemi
impenetrabili. Parole come nenie, riaffiorarono da spazi incalcolabili e
cantano il loro verso gioioso per la sola delizia dell'anima.
C'era una volta un re
seduto sul sofà
che disse alla sua serva
raccontami una storia
la serva incominciò
c'era una volta un re
seduto sul sofà...
No! Questo silenzio favoloso non è della stessa specie rocciosa dei
sotterranei che ho già attraversato! Non è quello degli anni che trascorsi
nascosta, né quello che - avvolgendomi come un sudario - propagò il suo
fragore dal centro di me. Non è neppure il silenzio assordante delle voci
messe a tacere, né quello delle parole risentite, orfane di qualcuno che non
le volle ascoltare.
Questo silenzio - che si lascia esplorare come un mondo mediano dove il
passato si incarna nella fantasmagoria del sogno - attraversa la sconfinata
regione della salvezza. Se chiudo gli occhi ne intravedo i santuari
imponenti, dove si celebrano - fra ricchezze tanto meravigliose da parere
irreali - i riti incantati della MEMORIA e del FUTURO.
Eccoli! Avanzano scambiandosi gli identici volti, coi corpi intrecciati in
una danza sincrona: entrambi sono giovani, entrambi sono vecchi e quando
l'uno è giovane, l'altra veste il suo volto vecchio; e quando l'altro è
vecchio, quella prende il suo volto di giovane. Come la favola che inizia
dove finisce, come la vita che segue alla morte, come il giorno che nasce
dalla notte: essi sono gemelli e l'una vive nell'altro."
Essi sono gemelli e l'una vive nell'altro*

Maria Teresa Di Lascia, Passaggio in ombra
 
"Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti,tutti realizziamouna parte di noi stessi e non l'altra" Questo è ciò che dichiara Italo Calvino in un'intervista;questo il tema centrale di tutto "Il Visconte Dimezzato".
Ecco alcune citazioni tratte da questo meraviglioso libro:

"Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane"

"Non c'è notte di luna in cui negli animi malvagi le idee perverse non s'aggroviglino come nidiate di serpenti, e in cui negli animi caritatevoli non sboccino gigli di rinuncia e dedizione..."

"Ma già le navi stavano scomparendo all'orizzonte e io rimasi qui, in questo nostro mondo pieno di responsabilità e di fuochi fauti"

"Così mio zio Medardo ritornò uomo intero, è buono nè cattivo, un miscuglio di cattiveria e bontà, cioè apparentemente non dissimile da quello ch'era prima di essere dimezzato. Ma aveva l'esperienza dell'una e dell'altra metà rinfuse insieme, perciò doveva essere ben saggio."

"Non c'è nottw di luna in cui negli animi malvagi le idee perverse non s'aggrovigliano come nidiate di serpenti, e in cui negli animi caritatevoli non sboccino gigli di rinuncia e di dedizione."

"Così passavamo i giorni a Terralba, e i nostri sentimenti si facevano incolori e ottusi, poichè ci sentivamo come perduti tra malvagità e virtù ugualmente disumane."

"DIALOGO: -Che cosa sono quelle macchie sulla vostra faccia,balia?-disse Medardo, indicando le scottature.
-Un orma dei tuoi peccati, figlio,- disse la vecchia, serena.
- La vostra pelle è screziata e stravolta; che male avete balia?
- Un male che è nulla, figlio mio, rispetto a quello che t'aspetta in inferno, se non ti ravvedi.
- Dovreste guarire presto: non vorrei si sapesse in giro, di questo male che avete....
- Non ho da prender marito, per curarmi del mio corpo. Mi basta la buona coscienza. Potessi tu dire altrettanto.
- Eppure il vostro sposo v'aspetta, per portarvi via con sè, non lo sapete?
- Non deridere la vecchiaia, figlio, tu che hai avuto la giovinezza offesa."

Pacini Francesca
 
Da: Carlo Cassola, Il taglio del bosco, BUR, Milano 1980.


Cronaca minuta di una storia privata, il racconto è uniforme, compatto e gioca tutto sui dialoghi e le descrizioni.
Sono rimasto impressionato dall’incipit che catapulta il lettore nella vicenda:

Dopo Montecerboli i viaggiatori si ridussero a cinque: un giovanotto, un uomo, due donne e un bimbo.
Il fattorino si fregò le mani:
“Siamo proprio in famiglia, stasera,” disse soddisfatto.
L’uomo in fondo sorrise, poi si mise a guardare fuori dal finestrino, benché non si vedesse nulla a causa del buio.
Era un uomo dell’apparente età di trentasette-trent’ott’anni. Indossava una giacca col bavero di pelliccia consunto per l’uso e teneva il cappello leggermente rialzato sulla fronte. Aveva il viso magro, il naso diritto, le labbra ferme, le mani ossute e robuste.
All’inizio della salita, la corriera si arrestò quasi. Ingranata la marcia, continuò a salire ronfando.

E dalla chiusa, dove traspare tutta la disperazione del vedovo:

Aveva messo il sacco a terra, e si era appoggiato al cancello del camposanto.
Non gli era mai accaduto di sentirsi così disperato, nemmeno nei giorni della disgrazia. Per qualche momento farneticò addirittura: pensava di sedersi lì in terra e lasciarsi morire.
“Rosa,” mormorò. “Rosa,” disse ad alta voce. “Rosa, aiutami tu. Rosa, mandami un po’ di rassegnazione!”
[…]
Pensava che Rosa avrebbe dovuto aiutarlo. Non era possibile continuare così. Lassù dal cielo doveva dargli la forza di vivere.
E guardò in alto. Ma era tutto buio, non c’era una stella.

Altri passaggi significativi:

Entrò nel capanno e vi accese il fuoco. Le pine crepitarono e la fiamma si sprigionò sibilando. Guglielmo sedette sul letto e tese le mani alla fiamma.

[…] pensare a casa sua gli faceva male, e la vista dei lumi lontani, che richiamavano quelle immagini familiari, gli pesava intollerabilmente. Rientrò nel capanno. Fiore era già disteso sul letto, non si poteva sapere se dormiva già. Meglio imitarne l’esempio. Meglio così, star distesi nell’ombra, lasciando che gli occhi seguissero il vago chiarore della fiamma semispenta e che i pensieri andassero senza ordine dove il caso li portava. E sperare che il sonno venisse presto.
Precipitare nel buio del sonno era quanto di meglio gli restava.

La vista di quei miserabili gli metteva davanti agli occhi, per contrasto, la propria fortuna. La sua mente correva alla casa, dove la moglie e le bimbe conducevano una esistenza tranquilla e non mancavano di niente. Anche questa volta la sua mente era corsa alla casa ma, ahimé! La moglie non c’era più.

E ora avrebbe potuto consolarsi pensando che, malgrado tutto, dieci anni della sua vita era stato felice: ci sono delle persone a cui non tocca un giorno di felicità nella vita.
 
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