Thursday, December 14, 2006
La Psiche e i rishi occidentali
Chi vuole capire il significato dell'immagine,
lo chieda alla PROFF..., alla Princi ovviamente!!!
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Secondo il Vecchio la mia soluzione non violenta poteva funzionare. «In fondo è tutto una questione di psiche », disse.
Di psiche?
«Sì. La psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro alla psiche. La psiche è dappertutto, la psiche è tutto quel che ci circonda. Non è né occidentale né orientale. È universale. La psiche è una: per animali, piante, sassi e uomini. È tutta la stessa psiche. Guarda un rampicante, un piccolo rampicante: trova un posto a cui attaccarsi e poi sale su verso la luce. Guarda le api, tenute tutte assieme da una regina, o le cicogne che ogni anno passano da qui nel loro volo dal lago Manasarovar in Tibet verso il Rajasthan. Che cosa rende possibile tutto questo? La psiche! La coscienza che sta sotto tutte le coscienze, la coscienza cosmica che tiene assieme l’intero universo e senza la quale non esisterebbe nulla. Il fine dello yoga è esattamente quello di mettersi in contatto con la coscienza cosmica. Una volta che ci riesci non c’è più tempo, non c’è più morte.»
…
«E queste non sono idee indiane! In Occidente, i vostri rishi hanno detto le stesse cose dei nostri, le stesse cose del Vedanta. Solo che voi i vostri rishi li avete dimenticati, li avete messi nei musei, nei libri dei professori. Per noi invece i rishi sono sempre presenti, sono compagni, maestri di vita. Questa è la differenza ».
Rishi occidentali?
La lista dei nostri «veggenti» per lui era lunga: da Eraclito a Pitagora a Boezio, da Giordano Bruno a Bergson. Platone era di gran lunga il suo preferito.
«Prendilo come guru e vedrai che lui ti accetta come discepolo e ti parla.» Era quello che il Vecchio faceva. Confessò che da un po’ di tempo la notte riceveva Platone nella sua bella stanza dinanzi alle montagne e passava ore, in silenzio, a discutere con lui. Secondo il Vecchio, Platone era uno che era andato molto più «al di là» di tanti altri; la sua Repubblica restava per lui una delle più belle e ispiranti visioni della «repubblica interiore », la repubblica del Sé. Il fatto che Platone l’avesse descritta così bene, diceva, doveva essere di grande incoraggiamento perché anche altri la cercassero.
Per il Vecchio c’era un filo comune che legava, attraverso i millenni e i vari continenti, personaggi così diversi come Platone e Gurdjieff, Plotino e Sri Aurobindo, i maestri sufi, Meister Eckhart, Ramana Maharishi e Krishna Prem. «Sono tutti sulla stessa via, alcuni sono più avanti, altri più indietro, alcuni si sono persi, alcuni sono arrivati, ma tutti sono alla ricerca delle nostre radici. Questo è il senso della domanda: ‘Io, chi sono?’ Quelli che non se la pongono non possono capire e magari pensano che siamo matti, ma noi dobbiamo continuare. Stiamo tornando a casa... Avanti, vieni anche tu », disse.
(Tiziano Terzani Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - p. 535-536)
Chi vuole capire il significato dell'immagine,lo chieda alla PROFF..., alla Princi ovviamente!!!
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Secondo il Vecchio la mia soluzione non violenta poteva funzionare. «In fondo è tutto una questione di psiche », disse.
Di psiche?
«Sì. La psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro alla psiche. La psiche è dappertutto, la psiche è tutto quel che ci circonda. Non è né occidentale né orientale. È universale. La psiche è una: per animali, piante, sassi e uomini. È tutta la stessa psiche. Guarda un rampicante, un piccolo rampicante: trova un posto a cui attaccarsi e poi sale su verso la luce. Guarda le api, tenute tutte assieme da una regina, o le cicogne che ogni anno passano da qui nel loro volo dal lago Manasarovar in Tibet verso il Rajasthan. Che cosa rende possibile tutto questo? La psiche! La coscienza che sta sotto tutte le coscienze, la coscienza cosmica che tiene assieme l’intero universo e senza la quale non esisterebbe nulla. Il fine dello yoga è esattamente quello di mettersi in contatto con la coscienza cosmica. Una volta che ci riesci non c’è più tempo, non c’è più morte.»
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«E queste non sono idee indiane! In Occidente, i vostri rishi hanno detto le stesse cose dei nostri, le stesse cose del Vedanta. Solo che voi i vostri rishi li avete dimenticati, li avete messi nei musei, nei libri dei professori. Per noi invece i rishi sono sempre presenti, sono compagni, maestri di vita. Questa è la differenza ».
Rishi occidentali?
La lista dei nostri «veggenti» per lui era lunga: da Eraclito a Pitagora a Boezio, da Giordano Bruno a Bergson. Platone era di gran lunga il suo preferito.
«Prendilo come guru e vedrai che lui ti accetta come discepolo e ti parla.» Era quello che il Vecchio faceva. Confessò che da un po’ di tempo la notte riceveva Platone nella sua bella stanza dinanzi alle montagne e passava ore, in silenzio, a discutere con lui. Secondo il Vecchio, Platone era uno che era andato molto più «al di là» di tanti altri; la sua Repubblica restava per lui una delle più belle e ispiranti visioni della «repubblica interiore », la repubblica del Sé. Il fatto che Platone l’avesse descritta così bene, diceva, doveva essere di grande incoraggiamento perché anche altri la cercassero.
Per il Vecchio c’era un filo comune che legava, attraverso i millenni e i vari continenti, personaggi così diversi come Platone e Gurdjieff, Plotino e Sri Aurobindo, i maestri sufi, Meister Eckhart, Ramana Maharishi e Krishna Prem. «Sono tutti sulla stessa via, alcuni sono più avanti, altri più indietro, alcuni si sono persi, alcuni sono arrivati, ma tutti sono alla ricerca delle nostre radici. Questo è il senso della domanda: ‘Io, chi sono?’ Quelli che non se la pongono non possono capire e magari pensano che siamo matti, ma noi dobbiamo continuare. Stiamo tornando a casa... Avanti, vieni anche tu », disse.
(Tiziano Terzani Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - p. 535-536)