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Sunday, July 13, 2008

 
Trekking ALPI APUANE del 6 maggio 2008
Foce di Mosceta/Rifugio DEL FREO (Pietrapana)

Al mare o ai monti,
a ripossarsi o a studiare per Settembre
un gradito ricordo
di una giornata sicuramente particolare!






Leggendo l'Inferno di Dante in I^ Liceo,
vi ricorderete di "Pietrapana" !?






P.S. - Se qualcuno lo apre per sbaglio , inserisca il suo commento.

Monday, January 14, 2008

 

E x c e r p t a

da Letture natalizie ... e altre !




Parole e frasi (per te) più significative, che ti hanno dato un'emozione o uno spunto di riflessione, da condividere con gli altri nel Blog.


Inserisci nei "Comments" le espressioni scelte (con indicazione dell'autore e del libro da cui sono tratte).

Se vuoi, aggiungi anche un breve commento.


Friday, December 21, 2007

 

Letture (e scritture !!!) natalizie


Dal
confronto
con l'altro e
col suo mondo
interiore (libro e
autore scelti) alla
comunicazione delle
sensazioni e dei sentimenti
suscitati
dalla lettura.

Ecco la strenna di Natale:
uno spazio virtuale per iniziare
a mettere in gioco quella parte di se stessi

che viene fuori dall'incontro con l'altro! ...

in uno scritto formalmente strutturato... (recensione)






Buon N A T A L E !






Thursday, May 03, 2007

 

Trekking di classe del 24 Aprile 2007: Primavera nell'aria...

Viaggio fra terra, mare e cielo sul sentiero n. 2 da Riomaggiore a Monterosso.

Percorso: Il sentiero inizia dal piazzale della Stazione FS per la Via dell'Amore fino a Manarola (30 min.). Da Manarola sale lievemente e poi in piano su bella mulattiera raggiunge la Stazione FS di Corniglia e il paese con erta scalinata (1 ora). Da Corniglia il sentiero, mantenendosi pressochè alla stessa quota per lungo tratto con alcuni punti difficoltosi, scende fino a Vernazza (1 ora e 30 min.). Da Vernazza inizia il tratto più lungo e tortuoso: il sentiero sale fino a 180 m. di quota ed in vista di Monterosso scende precipitosamente terminando in prossimità del Comune.

UN PAESAGGIO FATTO DALL’UOMO
Nel corso dei secoli l’uomo, con un lavoro costante e collettivo, è stato capace di creare un paesaggio, unico al mondo, racchiuso in uno scrigno tra Punta Mesco e Punta Manara. Un angolo di Liguria dove generazioni hanno lavorato per creare questa monumentale architettura paesaggistica che sono i terrazzamenti a picco sul mare. Sorretti da più di 7000 km lineari di muri a “secco”, sapientemente messi in opera senza alcun legante cementizio, sono coltivati a vigneto fino quasi a lambire le onde del mare.
Almeno su questo
si spera che arrivino commenti ! ! !

Friday, February 16, 2007

 

10 SETTEMBRE 2001:
IL GIORNO MANCATO
…mi venne da pensare che quell’orrore a cui avevo appena assistito era… una buona occasione.
Tutto il mondo aveva visto. Tutto il mondo avrebbe capito. L’uomo avrebbe preso coscienza, si sarebbe svegliato per ripensare tutto: i rapporti fra Stati, fra religioni, i rapporti con la natura, i rapporti stessi fra uomo e uomo. Era una buona occasione per fare un’esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari fare finalmente un salto di qualità nella nostra concezione della vita. […]

Lessi i quattro paginoni e mi prese una gran tristezza. Ancora una volta m’ero sbagliato. Altro che buona occasione! L’11 settembre era stata l’occasione di svegliare e aizzare il cane che è in ognuno di noi. Il punto centrale della risposta di Oriana era non solo di negare le ragioni del nemico, ma di negargli la sua umanità, il che è il segreto della disumanità di tutte le guerre.

Tiziano Terzani Lettere contro la guerra


Vercingetorige, il grande avversario De Bello Gallico VII, 4
La terza parte del ritratto è dedicata al comportamento di Vercingetorige come comandante supremo: egli non vuole correre il rischio di rimanere da solo dopo le prime inevitabili difficoltà, per cui la sua gestione è crudele e autoritaria, tale da convincere tutti a mantenere fede sino in fondo all’impegno unitario. Nel ritratto tracciato da Cesare è evidente lo sforzo di dimostrare che la rivolta non aveva radici in un odio antiromano generalizzato,
ma nasceva dalla volontà di pochi facinorosi trascinati da una testa calda, in aperta opposizione alla classe dirigente.
Flocchini – Bacci Guerra e pace - Bompiani editore



Ma quali sono i mezzi utilizzati da Cesare per deformare abilmente la realtà a proprio vantaggio?
A questo scopo servono gli accorgimenti tecnici e stilistici usati dallo scrittore nella costruzione del periodo: gli ablativi assoluti, le proposizioni circostanziali che precedono la notazione di un’azione mal riuscita impediscono al critico, con la loro preventiva giustificazione o compensazione, di puntare il dito sul lato debole della situazione. Ma Cesare non rischia di accusarsi, scusandosi: i fatti che debbono giustificarlo, li presenta in primo luogo come elementi necessari al racconto e nella prospettiva così artificiosamente creata l’evento suscettibile di critica si ammanta di una sua logica e naturale consequenzialità, date quelle premesse. …Altre volte invece, pur anteponendo la giustificazione di un fatto alla sua constatazione, Cesare commette alla principale l’ufficio di enunciare una attenuante specifica ed alla secondaria quello di registrare l’incidente spiacevole, secondo un rapporto di causa ed effetto, che si avvale ordinariamente della proposizione consecutiva, ma non rinuncia ad altre categorie di sintagmi. …
Giovanni Pascucci Lettura di Cesare


Lettera da Firenze
L’affascinante tesi di Krippendorff è che la politica, nella sua espressio­ne più nobile, nasce dal superamento della vendetta e che la cultura occidentale ha le sue radici più profonde in al­cuni miti, come quello di Caino e quello delle Erinni, in­tesi da sempre a ricordare all’uomo la necessità di rom­pere il circolo vizioso della vendetta per dare origine alla civiltà. Caino uccide il fratello, ma Dio impedisce agli uomini di vendicare Abele e, dopo aver marchiato Caino — un marchio che è anche una protezione —, lo condanna all’esilio dove quello fonda la prima città. [Secondo una leggenda afghana, quella città è Kabul. (N.d.A.)] La vendetta non è degli uomini, spetta a Dio.
Secondo Krippendorff il teatro, da Eschilo a Shake­speare, ha avuto una funzione determinante nella for­mazione dell’uomo occidentale perché col suo mettere sulla scena tutti i protagonisti di un conflitto, ognuno col suo punto di vista, i suoi ripensamenti e le sue pos­sibili scelte di azione, è servito a far riflettere sul senso delle passioni e sulla inutilità della violenza che non raggiunge mai il suo fine.
Purtroppo, oggi, sul palcoscenico del mondo noi oc­cidentali siamo i soli protagonisti e i soli spettatori, e così, attraverso le nostre televisioni e i nostri giornali, non ascoltiamo che le nostre ragioni, non proviamo che il nostro dolore. Il mondo degli altri non viene mai rappresentato.
A te, Oriana, i kamikaze non interessano. A me tanto, invece. Ho passato giorni in Sri Lanka con alcuni gio­vani delle Tigri Tamil, votati al suicidio. Mi interessano i giovani palestinesi di Hamas che si fanno saltare in aria nelle pizzerie israeliane. Un po’ di pietà sarebbe forse venuta anche a te se in Giappone, sull’isola di Kyushu, tu avessi visitato Chiran, il centro dove i primi kamikaze vennero addestrati, e tu avessi letto le parole, a volte poetiche e tristissime, scritte segretamente prima di andare, riluttanti, a morire per la bandiera e per l’im­peratore.
I kamikaze mi interessano perché vorrei capire che cosa li rende così disposti a quell’innaturale atto che è il suicidio e che cosa potrebbe fermarli. Quelli di noi a cui i figli — fortunatamente — sono nati, per cui non dobbiamo scrivere loro lettere postume, si preoccu­pano oggi moltissimo di vederli bruciare nella fiammata di questo nuovo, dilagante tipo di violenza di cui l’eca­tombe nelle Torri Gemelle potrebbe essere solo un epi­sodio. Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali.

Tiziano Terzani Lettere contro la guerra

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Thursday, December 14, 2006

 
La Psiche e i rishi occidentali

Chi vuole capire il significato dell'immagine,
lo chieda alla PROFF..., alla Princi ovviamente!!!

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Secondo il Vecchio la mia soluzione non violenta poteva funzionare. «In fondo è tutto una questione di psiche », disse.
Di psiche?
«Sì. La psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro alla psi­che. La psiche è dappertutto, la psiche è tutto quel che ci circonda. Non è né occidentale né orientale. È universale. La psiche è una: per animali, piante, sassi e uomini. È tutta la stessa psiche. Guarda un rampicante, un piccolo rampicante: trova un posto a cui attaccarsi e poi sale su verso la luce. Guarda le api, tenute tutte assieme da una regina, o le cicogne che ogni anno passano da qui nel loro volo dal lago Manasarovar in Tibet verso il Ra­jasthan. Che cosa rende possibile tutto questo? La psiche! La coscienza che sta sotto tutte le coscienze, la coscienza cosmica che tiene assieme l’intero universo e senza la quale non esisterebbe nulla. Il fine dello yoga è esattamente quello di mettersi in con­tatto con la coscienza cosmica. Una volta che ci riesci non c’è più tempo, non c’è più morte.»

«E queste non sono idee indiane! In Occidente, i vostri rishi hanno detto le stesse cose dei nostri, le stesse cose del Vedanta. Solo che voi i vostri rishi li avete dimenticati, li avete messi nei musei, nei libri dei professori. Per noi invece i rishi sono sempre presenti, sono compagni, maestri di vita. Questa è la differenza ».
Rishi occidentali?
La lista dei nostri «veggenti» per lui era lunga: da Eraclito a Pitagora a Boezio, da Giordano Bruno a Bergson. Platone era di gran lunga il suo preferito.
«Prendilo come guru e vedrai che lui ti accetta come discepo­lo e ti parla.» Era quello che il Vecchio faceva. Confessò che da un po’ di tempo la notte riceveva Platone nella sua bella stanza dinanzi alle montagne e passava ore, in silenzio, a discutere con lui. Secondo il Vecchio, Platone era uno che era andato molto più «al di là» di tanti altri; la sua Repubblica restava per lui una del­le più belle e ispiranti visioni della «repubblica interiore », la re­pubblica del Sé. Il fatto che Platone l’avesse descritta così bene, diceva, doveva essere di grande incoraggiamento perché anche altri la cercassero.
Per il Vecchio c’era un filo comune che legava, attraverso i millenni e i vari continenti, personaggi così diversi come Platone e Gurdjieff, Plotino e Sri Aurobindo, i maestri sufi, Meister Ec­khart, Ramana Maharishi e Krishna Prem. «Sono tutti sulla stes­sa via, alcuni sono più avanti, altri più indietro, alcuni si sono persi, alcuni sono arrivati, ma tutti sono alla ricerca delle nostre radici. Questo è il senso della domanda: ‘Io, chi sono?’ Quelli che non se la pongono non possono capire e magari pensano che siamo matti, ma noi dobbiamo continuare. Stiamo tornando a casa... Avanti, vieni anche tu », disse.
(Tiziano Terzani Un altro giro di giostra - Longanesi Editore - p. 535-536)

Sunday, November 26, 2006

 

2° compito di Greco
Per chi non l'ha capito...


Si accettano commenti...


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